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Piccola biblioteca - 118: Sentenze e colloquio mistico

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Le <i>Sentenze</i> di Ibn ‘Ata’ Allah sono state definite «l’ultimo prodigio del sufismo sulle rive del Nilo». Scritte verso la fine del secolo XIII da colui che era la guida di una importante confraternita mistica, la shadhilita, esse ci appaiono quali sobrie folgorazioni, che hanno il potere di «costringere l’intelligenza alla meditazione». E come tali sono state lette e commentate per secoli. Fedele della più peculiare vocazione islamica, quella dell’abbandono, Ibn ‘Ata’ Allah scalza qui, con una sottigliezza e una precisione stupefacenti, ogni pretesa dell’Io a governare se stesso. Oggi, in mancanza di altri termini, si direbbe che è un grandissimo psicologo. Ma in Ibn ‘Ata’ Allah sapienza dell’analisi ed esperienza dell’ebrezza si fondano l’una sull’altra. Così alle <i>Sentenze</i> fa seguito il <i>Colloquio mistico</i>, visionario e vibrante, evocazione di una totale assenza e di una totale presenza: «Egli fa apparire ogni cosa perché è nascosto, e nasconde ogni cosa perché è palese».

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Piccola biblioteca - 118: Sentenze e colloquio mistico, Ibn Ata Allah al-Iskandari, Caterina Valdrè

Taal
Jaar van publicatie
1981
Bindwijze
(Paperback),
Staat van het boek
Zeer goed
Prijs
€ 10,19

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Titel
Piccola biblioteca - 118: Sentenze e colloquio mistico
Taal
Italiaans
Uitgever
Adelphi
Jaar van publicatie
1981
Formaat
Paperback
Aantal pagina's
128
ISBN10
8845904369
ISBN13
9788845904363
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Aantekening
Le <i>Sentenze</i> di Ibn ‘Ata’ Allah sono state definite «l’ultimo prodigio del sufismo sulle rive del Nilo». Scritte verso la fine del secolo XIII da colui che era la guida di una importante confraternita mistica, la shadhilita, esse ci appaiono quali sobrie folgorazioni, che hanno il potere di «costringere l’intelligenza alla meditazione». E come tali sono state lette e commentate per secoli. Fedele della più peculiare vocazione islamica, quella dell’abbandono, Ibn ‘Ata’ Allah scalza qui, con una sottigliezza e una precisione stupefacenti, ogni pretesa dell’Io a governare se stesso. Oggi, in mancanza di altri termini, si direbbe che è un grandissimo psicologo. Ma in Ibn ‘Ata’ Allah sapienza dell’analisi ed esperienza dell’ebrezza si fondano l’una sull’altra. Così alle <i>Sentenze</i> fa seguito il <i>Colloquio mistico</i>, visionario e vibrante, evocazione di una totale assenza e di una totale presenza: «Egli fa apparire ogni cosa perché è nascosto, e nasconde ogni cosa perché è palese».