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Luigi Di Ruscio

    Luigi Di Ruscio was een Italiaanse dichter en schrijver wiens werk diepgaand is gevormd door zijn autodidactische opleiding en diverse levenservaringen. Ondanks een beperkte formele scholing, onderwees hij zichzelf in klassieke literatuur, filosofie en mythologie, wat zijn unieke literaire stijl aanzienlijk beïnvloedde. Zijn poëzie en proza verschenen in talrijke literaire tijdschriften en kranten, wat zijn blijvende bijdrage aan het Italiaanse literaire landschap benadrukt. Di Ruscio liet een opmerkelijke indruk achter met zijn onderscheidende stem en intellectuele nieuwsgierigheid.

    Romanzi
    Selected Poems
    • Selected Poems

      • 300bladzijden
      • 11 uur lezen

      The first English translation of an Italian poet known for his uncompromising integrity and strong leftist sympathy for the working man. Born in a sub-proletarian ghetto in Italy in 1930 under the fascist regime, Luigi Di Ruscio was an urchin running wild in the countryside, a Communist with clear anarchist leanings, a jack-of-all-trades. In 1957 he emigrated to Oslo, where he worked for forty years in a steel-wire factory, spending his evenings at the typewriter, delving with furious energy into his native Italian. Di Ruscio insisted that whereas the language of power is always a contrived, one-way fabrication, the language of the underprivileged is upfront and direct, aiming straight and sharp for the truth. Caustic as a shopfloor scouring agent, exhilarating in its overabundance, humor, and outspokenness, Selected Poems stands as a testament of tenacity, a record of class struggle, and a vital presence for our times.

      Selected Poems2023
      4,0
    • Romanzi

      • 551bladzijden
      • 20 uur lezen

      Luigi Di Ruscio è stato poeta e narratore. Dagli anni cinquanta è stato subito riconosciuto come un talento violento, dissacrante, che si è presto smarcato dall'etichetta sbrigativa di poeta-operaio per costruire una possente, vorticosa avventura letteraria che comincia dentro l'Italia ferita del dopoguerra. Quando Di Ruscio, nel 1957, lascia le Marche per trasferirsi in Norvegia, dove ha lavorato e costruito una famiglia, le sue prose si fanno ancora più intense e febbricitanti. La sua lingua, esiliata, si apre, si scardina, si reinventa. Il ritmo si fa convulso e netto. Non meno di scrittori come Gadda, D'Arrigo, Roversi e Pagliarani, Di Ruscio finisce per dare corpo a opere che, come dice Andrea Cortellessa, "recano su di sé le macchie, gli urti, le ferite della storia: termometri sempre in azione, segnavento che non si fermano mai; e che, così a lungo esposti all'infuriare degli eventi, si rivelano anche accumulatori, giacimenti, immensi archivi viventi d'una storia che continua a passare senza essere mai passata del tutto". "Palmiro", "Cristi polverizzati", "Neve nera" e "Apprendistato", raccolti per la prima volta insieme in questo volume, ben corrispondono a quelle che l'autore ha chiamato "memorie romanzesche" - una complessa, beffarda immagine dell'Italia degli anni cinquanta, l'unica Italia che lo scrittore ha di fatto conosciuto.

      Romanzi2014
      3,9