Bookbot

L'officina del diavolo

Boekbeoordeling

Meer over het boek

Theresienstadt, la “città della morte”, luogo di nascita del narratore di questa storia, è in procinto di essere distrutta, a eccezione del famigerato campo di concentramento nazista, ridotto a un asettico museo dello sterminio, che l'ha resa famosa in tutto il mondo. Gli abitanti in rivolta si organizzano e costruiscono un luogo di commemorazione alternativo e autogestito, che diventa ben presto meta di giovani turisti da tutto il mondo alla ricerca dei parenti che lì hanno perso la vita e al tempo stesso di un luogo di libertà e trasgressione. Dopo ripetute minacce, lo Stato decide di abbattere questa sorta di “comune”, così il protagonista fugge insieme a due “osservatori” bielorussi in direzione Minsk, dove gli si offre l'opportunità di partecipare alla costruzione della nuova "fabbrica del diavolo", che promette al turista in cerca di emozioni forti un autentico "viaggio nell'orrore”. Tra personaggi picareschi, mirabolanti fughe e situazioni grottesche, “La fabbrica del diavolo” è una critica feroce alla memoria dei totalitarismi ridotta a puro mercato, che con gusto tipicamente postmoderno mescola ironia dissacrante e “horror vacui”, e smonta le chimere di un socialismo utopico e kitsch con la sola arma del paradosso, lasciandoci alla fine qualche interrogativo in più e molte speranze in meno.

Een boek kopen

L'officina del diavolo, Jáchym Topol

Taal
Jaar van publicatie
2012
product-detail.submit-box.info.binding
(Paperback)
Zodra we het ontdekt hebben, sturen we een e-mail.

Betaalmethoden

3,5
Oké
240 Beoordelingen

We missen je recensie hier.

Titel
L'officina del diavolo
Taal
Italiaans
Jaar van publicatie
2012
Formaat
Paperback
Aantal pagina's
167
ISBN10
8895538838
ISBN13
9788895538839
Reeks
Oorspronkelijke titel
Chladnou zemí
Beoordeling
3,5 van 5
Aantekening
Theresienstadt, la “città della morte”, luogo di nascita del narratore di questa storia, è in procinto di essere distrutta, a eccezione del famigerato campo di concentramento nazista, ridotto a un asettico museo dello sterminio, che l'ha resa famosa in tutto il mondo. Gli abitanti in rivolta si organizzano e costruiscono un luogo di commemorazione alternativo e autogestito, che diventa ben presto meta di giovani turisti da tutto il mondo alla ricerca dei parenti che lì hanno perso la vita e al tempo stesso di un luogo di libertà e trasgressione. Dopo ripetute minacce, lo Stato decide di abbattere questa sorta di “comune”, così il protagonista fugge insieme a due “osservatori” bielorussi in direzione Minsk, dove gli si offre l'opportunità di partecipare alla costruzione della nuova "fabbrica del diavolo", che promette al turista in cerca di emozioni forti un autentico "viaggio nell'orrore”. Tra personaggi picareschi, mirabolanti fughe e situazioni grottesche, “La fabbrica del diavolo” è una critica feroce alla memoria dei totalitarismi ridotta a puro mercato, che con gusto tipicamente postmoderno mescola ironia dissacrante e “horror vacui”, e smonta le chimere di un socialismo utopico e kitsch con la sola arma del paradosso, lasciandoci alla fine qualche interrogativo in più e molte speranze in meno.