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L'aula vuota

Come l'Italia ha distrutto la sua scuola

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Grazie alla sua scuola, in particolare alle maestre che affrontarono l’ignoranza nazionale, l’Italia del Novecento, partendo da condizioni misere, divenne una delle principali economie mondiali. Oggi, però, quella stessa scuola riflette il declino del paese. Abbandonata dalla politica sotto la scusa dell’«autonomia», è sempre più dominata dal conformismo intellettuale, da una smania di novità inconcludente e da un burocratismo soffocante, che ne decretano la crescente irrilevanza sociale. L'autore esplora le ragioni di questo fenomeno, analizzando le riforme degli ultimi decenni e smontando le interpretazioni convenzionali di figure chiave come Giovanni Gentile e don Lorenzo Milani. Si interroga su perché cambiare sia considerato sempre migliore del conservare e se il primo approccio debba essere di sinistra e il secondo di destra. Il libro critica i miti culturali che alimentano la crisi attuale: la visione negativa dell’autorità, l’obbligo per la scuola di adeguarsi ai desideri della società, la preferenza per il «saper fare» rispetto al sapere, e la didattica «attiva» e di gruppo. Questi ideologismi hanno oscurato il ruolo dell’insegnante e la sua capacità di trasmettere conoscenza, fondamentale per garantire un futuro al nostro passato.

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L'aula vuota, Ernesto Galli della Loggia

Taal
Jaar van publicatie
2019
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(Paperback),
Staat van het boek
Goed
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€ 1,99

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Titel
L'aula vuota
Ondertitel
Come l'Italia ha distrutto la sua scuola
Taal
Italiaans
Jaar van publicatie
2019
Formaat
Paperback
Aantal pagina's
240
ISBN10
8829700290
ISBN13
9788829700295
Reeks
Beoordeling
2,25 van 5
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Grazie alla sua scuola, in particolare alle maestre che affrontarono l’ignoranza nazionale, l’Italia del Novecento, partendo da condizioni misere, divenne una delle principali economie mondiali. Oggi, però, quella stessa scuola riflette il declino del paese. Abbandonata dalla politica sotto la scusa dell’«autonomia», è sempre più dominata dal conformismo intellettuale, da una smania di novità inconcludente e da un burocratismo soffocante, che ne decretano la crescente irrilevanza sociale. L'autore esplora le ragioni di questo fenomeno, analizzando le riforme degli ultimi decenni e smontando le interpretazioni convenzionali di figure chiave come Giovanni Gentile e don Lorenzo Milani. Si interroga su perché cambiare sia considerato sempre migliore del conservare e se il primo approccio debba essere di sinistra e il secondo di destra. Il libro critica i miti culturali che alimentano la crisi attuale: la visione negativa dell’autorità, l’obbligo per la scuola di adeguarsi ai desideri della società, la preferenza per il «saper fare» rispetto al sapere, e la didattica «attiva» e di gruppo. Questi ideologismi hanno oscurato il ruolo dell’insegnante e la sua capacità di trasmettere conoscenza, fondamentale per garantire un futuro al nostro passato.