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Orhan Pamuk racconta di aver sempre creduto che a Istanbul ci fosse un altro bambino identico a lui, un altro Orhan. In un gioco di specchi, Istanbul guarda verso l'Europa in cerca di una città invisibile, libera dalla miseria e dalla decadenza, che conservi un'identità orientale ma racchiuda le qualità dell'Occidente. Nella sua visione, tutto si raddoppia: gli abitanti del Corno d'Oro cercano conferme nel giudizio degli occidentali, affascinati dai miraggi dell'esotismo. La tristezza che pervade Istanbul, lo hüzün, è una «condizione della mente» assimilata con orgoglio, derivante dal declino dell'impero ottomano e dai sogni delusi della Turchia moderna. Essa si nutre di dettagli come le sirene dei battelli nella nebbia, i gabbiani sotto la pioggia e le folle che tornano a casa dopo partite di calcio, sempre sconfitte. Questa tristezza è anche bellezza, come scriveva Ahmet Rasim, e gli scrittori celebrano questa magia malinconica, forse per il senso di colpa verso un'Istanbul occidentalizzata. Pamuk ama la città della sua infanzia, «una fotografia in bianco e nero», e i vecchi film e disegni sono i mezzi più evocativi per rappresentarla. Così, il destino di Istanbul diventa il carattere del suo narratore, rendendo la città una storia di vocazione.
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- Titel
- Istanbul
- Taal
- Italiaans
- Auteurs
- Orhan Pamuk, Şemsa Gezgin
- Uitgever
- Einaudi
- Jaar van publicatie
- 2006
- Formaat
- Hardcover
- Aantal pagina's
- 388
- ISBN10
- 8806178997
- ISBN13
- 9788806178994
- Reeks
- Tags
- Non-fictie, Historisch thema, Geschiedenis, Kaarten en reizen, Waargebeurde verhalen, Biographies, Reizen, Autobiografie en memoires, Reisgidsen, Opiniejournalistiek & Essays, Herinneringen, Autobiografische romans, Turkije, Turkse Literatuur, Turks, Istanbul, Constantinopel
- Eerste editie
- 2003
- Oorspronkelijke titel
- İstanbul
- Beoordeling
- 3,8 van 5
- Aantekening
- Orhan Pamuk racconta di aver sempre creduto che a Istanbul ci fosse un altro bambino identico a lui, un altro Orhan. In un gioco di specchi, Istanbul guarda verso l'Europa in cerca di una città invisibile, libera dalla miseria e dalla decadenza, che conservi un'identità orientale ma racchiuda le qualità dell'Occidente. Nella sua visione, tutto si raddoppia: gli abitanti del Corno d'Oro cercano conferme nel giudizio degli occidentali, affascinati dai miraggi dell'esotismo. La tristezza che pervade Istanbul, lo hüzün, è una «condizione della mente» assimilata con orgoglio, derivante dal declino dell'impero ottomano e dai sogni delusi della Turchia moderna. Essa si nutre di dettagli come le sirene dei battelli nella nebbia, i gabbiani sotto la pioggia e le folle che tornano a casa dopo partite di calcio, sempre sconfitte. Questa tristezza è anche bellezza, come scriveva Ahmet Rasim, e gli scrittori celebrano questa magia malinconica, forse per il senso di colpa verso un'Istanbul occidentalizzata. Pamuk ama la città della sua infanzia, «una fotografia in bianco e nero», e i vecchi film e disegni sono i mezzi più evocativi per rappresentarla. Così, il destino di Istanbul diventa il carattere del suo narratore, rendendo la città una storia di vocazione.




