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Nel giro di due olimpiadi Emil è diventato invincibile e nessuno può fermarlo: neppure il regime cecoslovacco, che invano lo spia, limita le sue trasferte, distorce le sue dichiarazioni. Emil Zátopek corre, corre sempre. Anche nelle miniere d’uranio dove lo sbattono perché ha sostenuto Dubcek, anche mentre insegue a brevi falcate il camion che raccoglie la spazzatura a Praga. Neppure Mosca può fermarlo. Come un film proiettato a velocità doppia, Correre attraversa quarant’anni di un destino eccezionale eppure misteriosamente simile al nostro, sorvola i marosi della Storia – ci appassiona e ci commuove. E ci regala una scrittura sovranamente limpida, increspata da quell’impagabile ironia che per Echenoz è solo un affetto pudico.
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Gli Adelphi - 461: Correre, Giorgio Pinotti, Jean Echenoz
- Taal
- Jaar van publicatie
- 2014
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- (Paperback),
- Staat van het boek
- Zeer goed
- Prijs
- € 5,99
Betaalmethoden
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- Titel
- Gli Adelphi - 461: Correre
- Taal
- Italiaans
- Auteurs
- Giorgio Pinotti, Jean Echenoz
- Uitgever
- Adelphi
- Jaar van publicatie
- 2014
- Formaat
- Paperback
- Aantal pagina's
- 148
- ISBN10
- 8845929191
- ISBN13
- 9788845929199
- Reeks
- Tags
- Fictie, Historische romans, Sport, Frankrijk, Franse literatuur, Geschiedenis van de 20e eeuw, Biografische romans, Hardlopen, Emil Zátopek, 1922-2000
- Eerste editie
- 2008
- Oorspronkelijke titel
- Courir
- Beoordeling
- 3,85 van 5
- Aantekening
- Nel giro di due olimpiadi Emil è diventato invincibile e nessuno può fermarlo: neppure il regime cecoslovacco, che invano lo spia, limita le sue trasferte, distorce le sue dichiarazioni. Emil Zátopek corre, corre sempre. Anche nelle miniere d’uranio dove lo sbattono perché ha sostenuto Dubcek, anche mentre insegue a brevi falcate il camion che raccoglie la spazzatura a Praga. Neppure Mosca può fermarlo. Come un film proiettato a velocità doppia, Correre attraversa quarant’anni di un destino eccezionale eppure misteriosamente simile al nostro, sorvola i marosi della Storia – ci appassiona e ci commuove. E ci regala una scrittura sovranamente limpida, increspata da quell’impagabile ironia che per Echenoz è solo un affetto pudico.


