Bookbot

Biblioteca Adelphi - 433: Gogol' a Roma

Parameters

  • 437bladzijden
  • 16 uur lezen

Meer over het boek

Basta leggere che i versi giovanili di Rimbaud sono minati da «negligenza e goffaggine»; che per penetrare la grandezza di Tolstoj bisogna procedere oltre «quella cocciutaggine nel voler salvare la propria anima»; che l’Innominabile di Beckett, se può sembrare eccezionale, rischia di far «sorridere familiarmente lo psichiatra». Queste sequenze di apparente irriverenza mostrano che non siamo di fronte a un critico di routine. Ci troviamo in una regione della geografia letteraria composta dagli articoli di Tommaso Landolfi, dove lo scrittore più elusivo del Novecento rivela l’altra faccia del suo understatement, credendo che «la letteratura sia una cosa seria». Questi microsaggi procedono spesso contromano rispetto alle certezze della vulgata, offrendo analisi illuminanti anche quando non producono ribaltamenti eversivi, come nei casi di Van Gogh, Proust o del Gogol’ a Roma, «perenne forestiero» la cui estraneità allude a una più vasta estraneità esistenziale. Landolfi si concede anche riflessioni spregiudicate su filologia, traduzione e temi extraletterari come la metafisica della roulette e il caos deterministico. Non crediamo che tutto sia ammissibile in letteratura; alcune cose sono peculiari e necessarie. La letteratura non può essere un acquaio delle angosce, che devono essere dominate prima di passare sulla pagina. In breve, ci ostiniamo a credere che la letteratura sia una cosa seria. Gogol’ a Roma raduna testi pubblicat

Een boek kopen

Biblioteca Adelphi - 433: Gogol' a Roma, Tommaso Landolfi

Taal
Jaar van publicatie
2002
product-detail.submit-box.info.binding
(Paperback),
Staat van het boek
Goed
Prijs
€ 13,49

Betaalmethoden

Nog niemand heeft beoordeeld.Tarief

Titel
Biblioteca Adelphi - 433: Gogol' a Roma
Taal
Italiaans
Uitgever
Adelphi
Jaar van publicatie
2002
Formaat
Paperback
Aantal pagina's
437
ISBN10
8845917355
ISBN13
9788845917356
Reeks
Aantekening
Basta leggere che i versi giovanili di Rimbaud sono minati da «negligenza e goffaggine»; che per penetrare la grandezza di Tolstoj bisogna procedere oltre «quella cocciutaggine nel voler salvare la propria anima»; che l’Innominabile di Beckett, se può sembrare eccezionale, rischia di far «sorridere familiarmente lo psichiatra». Queste sequenze di apparente irriverenza mostrano che non siamo di fronte a un critico di routine. Ci troviamo in una regione della geografia letteraria composta dagli articoli di Tommaso Landolfi, dove lo scrittore più elusivo del Novecento rivela l’altra faccia del suo understatement, credendo che «la letteratura sia una cosa seria». Questi microsaggi procedono spesso contromano rispetto alle certezze della vulgata, offrendo analisi illuminanti anche quando non producono ribaltamenti eversivi, come nei casi di Van Gogh, Proust o del Gogol’ a Roma, «perenne forestiero» la cui estraneità allude a una più vasta estraneità esistenziale. Landolfi si concede anche riflessioni spregiudicate su filologia, traduzione e temi extraletterari come la metafisica della roulette e il caos deterministico. Non crediamo che tutto sia ammissibile in letteratura; alcune cose sono peculiari e necessarie. La letteratura non può essere un acquaio delle angosce, che devono essere dominate prima di passare sulla pagina. In breve, ci ostiniamo a credere che la letteratura sia una cosa seria. Gogol’ a Roma raduna testi pubblicat