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La Biblioteca di Repubblica - 7: La luna e i falò

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Uscito nel 1950, pochi mesi prima della morte di Cesare Pavese, il romanzo è considerato dal suo autore una «modesta Divina Commedia» e il coronamento della sua carriera. Pavese scrisse che era il libro che aveva più goduto a scrivere e che, forse, non avrebbe mai più scritto altro. Capolavoro di uno degli scrittori novecenteschi più amati e poi trascurati, la narrazione si concentra su un Ritorno: Anguilla, il protagonista e narratore, torna nelle Langhe nel dopoguerra dopo anni trascorsi in America. Qui intraprende un pellegrinaggio alla ricerca delle proprie radici, accompagnato dall’amico d’infanzia Nuto, falegname e suonatore di clarino, che funge da guida. Nel Piemonte post-bellico, Anguilla vive esperienze di orrore e delusione, rendendosi conto che le ragioni della storia hanno prevalso sulla cultura locale e sulla civiltà contadina, ormai guardata con rimpianto. Tra le tentazioni di trasfigurazione lirica della realtà, emerge una testimonianza di disagio intellettuale e di eticità culturale, che segna l’inizio del volo cieco del secondo Novecento.

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La Biblioteca di Repubblica - 7: La luna e i falò, Cesare Pavese

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Jaar van publicatie
2002
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Taal
Italiaans
Jaar van publicatie
2002
Aantal pagina's
158
ISBN10
8481304557
ISBN13
9788481304558
Reeks
Oorspronkelijke titel
La luna e il falò
Beoordeling
3,75 van 5
Aantekening
Uscito nel 1950, pochi mesi prima della morte di Cesare Pavese, il romanzo è considerato dal suo autore una «modesta Divina Commedia» e il coronamento della sua carriera. Pavese scrisse che era il libro che aveva più goduto a scrivere e che, forse, non avrebbe mai più scritto altro. Capolavoro di uno degli scrittori novecenteschi più amati e poi trascurati, la narrazione si concentra su un Ritorno: Anguilla, il protagonista e narratore, torna nelle Langhe nel dopoguerra dopo anni trascorsi in America. Qui intraprende un pellegrinaggio alla ricerca delle proprie radici, accompagnato dall’amico d’infanzia Nuto, falegname e suonatore di clarino, che funge da guida. Nel Piemonte post-bellico, Anguilla vive esperienze di orrore e delusione, rendendosi conto che le ragioni della storia hanno prevalso sulla cultura locale e sulla civiltà contadina, ormai guardata con rimpianto. Tra le tentazioni di trasfigurazione lirica della realtà, emerge una testimonianza di disagio intellettuale e di eticità culturale, che segna l’inizio del volo cieco del secondo Novecento.