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Il casellante

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Le cronache dell’antichità mitica raccontano di metamorfosi, come quella di Niobe, madre superba che, dopo la perdita dei figli per vendetta divina, viene trasformata in pietra, da cui sgorgano lacrime. A Vigàta, nel 1942, mentre si vivono tensioni fasciste e si avverte l'imminente sbarco degli alleati, la vita scorre tra routine e convenevoli. Qui non ci sono dèi, ma regolarità quotidiane e una violenza latente, pronta a esplodere. La mostruosità si cela nel tessuto della vita comune, e quando si manifesta, porta con sé il dolore e la regressione, richiamando le antiche metamorfosi. Camilleri narra la storia di Minica e Nino Zarcuto, due casellanti che desiderano ardentemente un figlio. La loro vita modesta accanto a un pozzo e a un ulivo è segnata da un dolore straziante che pietrifica. Minica, simile a Niobe, ha occhi che traboccano di lacrime e sogna di diventare madre. La sua speranza si trasforma in una fantasticheria vegetale, credendo di poter mettere radici e dare frutti. Con il sostegno amorevole del marito, il miracolo si compie: un figlio arriva, donato dalle forze della vita e della guerra. Camilleri si fa cronista di questa tragedia, pronto ad accogliere il lettore con una candela accesa.

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Il casellante, Andrea Camilleri

Taal
Jaar van publicatie
2008
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(Paperback)
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4,0
Zeer goed
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Titel
Il casellante
Taal
Italiaans
Jaar van publicatie
2008
Formaat
Paperback
Aantal pagina's
143
ISBN10
8838923027
ISBN13
9788838923029
Oorspronkelijke titel
Il casellante
Beoordeling
3,95 van 5
Aantekening
Le cronache dell’antichità mitica raccontano di metamorfosi, come quella di Niobe, madre superba che, dopo la perdita dei figli per vendetta divina, viene trasformata in pietra, da cui sgorgano lacrime. A Vigàta, nel 1942, mentre si vivono tensioni fasciste e si avverte l'imminente sbarco degli alleati, la vita scorre tra routine e convenevoli. Qui non ci sono dèi, ma regolarità quotidiane e una violenza latente, pronta a esplodere. La mostruosità si cela nel tessuto della vita comune, e quando si manifesta, porta con sé il dolore e la regressione, richiamando le antiche metamorfosi. Camilleri narra la storia di Minica e Nino Zarcuto, due casellanti che desiderano ardentemente un figlio. La loro vita modesta accanto a un pozzo e a un ulivo è segnata da un dolore straziante che pietrifica. Minica, simile a Niobe, ha occhi che traboccano di lacrime e sogna di diventare madre. La sua speranza si trasforma in una fantasticheria vegetale, credendo di poter mettere radici e dare frutti. Con il sostegno amorevole del marito, il miracolo si compie: un figlio arriva, donato dalle forze della vita e della guerra. Camilleri si fa cronista di questa tragedia, pronto ad accogliere il lettore con una candela accesa.